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venerdì 1 novembre 2013

"Il suono azzurro"

Mille voci di violino nella mia testa. 
Alcune stonate, alcune dolci.
Il vento porta via un po' di cielo grigio.
Lascia una scia di azzurro dietro di sè, una nota incantata.
La testa tra le mani.
Difficile riuscire a spiegarsi, difficile fare chiarezza.
Si risale in superficie lentamente, qualche mano amica ti aiuta, giunge in aiuto con parole dolci come caramelle, con parole allettanti come futuro.
Grazie a tutte queste mani. 
Alle mani delle mie sorelle, quelle riservate e misteriose, quelle belle e mai ferme, dalle quali parole poetiche sgorgano senza sosta, quelle che invece ti irritano però poi sanno quando è il momento di aiutare.
Alle mani dei miei amici, quelle mani sempre pronte, lì dietro l'angolo, con uno sguardo e una risata, quelle con cui puoi essere te stessa.
Alle mani che ti fanno sperare, pensare che dietro l'angolo potrebbe esserci un tesoro.

Il suono azzurro- Vasilij Kandinskij  


Le voci di violino continuano, si annodano e si confondono tra loro, tra i ricordi, l'adesso e il ciò che sarà.
Come una sinfonia di mille colori lascio spazio alla storia che sarà.

lunedì 15 aprile 2013

Guerra.



Una lacrima.
Guardi un servizio sulla guerra in Siria.
Palazzi cadenti, buchi nei muri, stanze che fino a pochi secondi prima tenevano al sicuro un bambino ora ospitano il fumo di un esplosione, una donna urla e piange per la perdita di un figlio, di un marito. Buchi nelle loro vite. Chissà quante lacrime hanno pianto.
La guerra. Come si può pensare ancora a fare la guerra? Nel 2013 ancora si uccidono persone innocenti. Nella mia ingenuità ho sempre visto la guerra come una cosa lontana, una cosa che non poteva più accadere. E invece di guerre ce ne sono anche troppe. Di fronte a questo mi sento così piccola, i miei problemi sono nulla in confronto a una guerra che uccide bambini innocenti, che bombarda ospedali. Ma la nostra società ci dirige verso l’indifferenza, manda i servizi sulle guerre in seconda serata in tv e subito dopo va in onda una lunga pubblicità che spazza via le cose appena viste. E così ognuno può tornare nuovamente a pensare al problema che lo affligge e non al dolore del mondo.
E mi chiedo allora se devo davvero soffrire per una persona con la quale ho condiviso tutto, che però non ha perso nemmeno un secondo per trovarsi qualcuna con cui divertirsi (e a quanto pare ne ha trovate davvero tante), lodandosi con una delle mie migliori amiche delle sue tante conquiste. Sono in guerra con me stessa, con quella parte di me che aveva visto la bellezza e la sincerità in occhi che non ne avevano più per me, sono in guerra con la mia ingenuità.
Ci sono guerre combattute con i carri armati e guerre combattute con le parole. E nel nostro piccolo dobbiamo ricordarci di entrambe.
Di fronte a tutto quello che succede nel mondo mi sembra uno spreco non amare la vita che uno ha, di fronte alle guerre sanguinose, di fronte alle guerre personali, l’impresa più grande è apprezzare le cose che viviamo giorno per giorno. Ma è quello che dobbiamo fare. Dobbiamo ricordarci di sorridere per questo meraviglioso cielo azzurro sopra di noi, gioire per il verde dell’erba e il bianco delle margherite, per la lieve brezza primaverile, ma dobbiamo anche ricordarci di tutto quello che ci accade intorno.

“Tenere i piedi per terra senza smettere di alzare gli occhi al cielo.”
M.G.

domenica 17 marzo 2013

Cieli azzurri.

Ecco. Ci sono le giornate di sole e cielo azzuro, come la giornata di ieri, in cui tutti dovrebbero essere felici. Invece è difficile.
Quel cielo e quel sole mi fanno pensare a ciò che ho perso. 
A pomeriggi mano nella mano sotto quel sole che ti fa male agli occhi. 
A pomeriggi senza pretese con la persona che ami, camminando su verdi prati.
A pomeriggi pieni di parole o pieni di silenzi, con la certezza che quella persona è con te.
Ti ritrovi con questi pensieri nella mente, con un'immagine piena, con un viso lontano e quegli occhi che ormai non ti guardano più.
Ti ritrovi solo, sotto quello splendente cielo azzurro, senza una mano da stringere, senza occhi da guardare, senza quel piccolo pezzetto di te, che hai donato a quegli occhi e a quella mano, quel piccolo pezzo che è già stato dimenticato, disperso sotto altri cieli da ammirare.
Ci si dimentica in un attimo di chi abbiamo avuto accanto, di chi ha cercato di aiutarci, nonostante mille errori. Come è facile lasciare le persone indietro e viversi la propria ritrovata "libertà".